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Più inconfondibili delle impronte digitali ci sono solo le sfumature della voce

Ore sette del mattino. Apro gli occhi ancora stropicciati dal sonno, allungo a tentoni la mano sul comodino e mi aggrappo alla luce dell‘iPhone. Repubblica, Ansa, Corriere: sono le prime pagine che apro sul web, insieme ai vari account Instagram installati nello smartphone e alla pagina Facebook, che ormai scorro sempre più distrattamente.

Una routine che si sussegue uguale nel tempo ormai da anni. Sì, in mezzo c’è il caffè. O i caffè, per essere più precisa. E la colazione, se ne ho voglia e se me ne ricordo.

Ora a questo tran tran quotidiano si è aggiunto un altro pezzetto. Repubblica, Ansa, Corriere, Instagram, Facebook e.. Clubhouse.

Clubhouse è entrato nella mia vita a fine gennaio. Un nuovo social basato solo ed esclusivamente sull’utilizzo della voce. No foto, no video, non buongiornissimo caffè, no gattini che ti fanno venire voglia di stroncar loro tutte e sette le vite. La voce, la tua. E quella di un numero sempre più crescente di utenti che ogni giorno si iscrivono. O meglio, accedono alla piattaforma per invito.

Come si utilizza Clubhouse

Visto che in questi giorni mi sono trovata più volte a spiegare il funzionamento di Clubhouse, lo farò brevemente anche qui, nonostante in rete ormai se ne parli tantissimo.

È tutto molto semplice. Clubhouse per ora è un social esclusivo. Vi si accede solo tramite invito di un membro ed è aperto solo a chi possiede un iPhone. Steve Jobs ha sempre basato il marketing di Apple sullo status symbol e Clubhouse ne è la perfetta dimostrazione. Se hai un iPhone entri, per tutti gli altri ci sono i soliti social. Credo comunque che questa cosa cambierà a breve. D’altronde la piattaforma ora è in fase beta.

C’è un altro modo per entrare in Clubhouse. All’atto dell’iscrizione ti viene chiesto di dare l’accesso o meno ai tuoi contatti in rubrica. In questo modo è possibile scaricare l’applicazione e rimanere in lista di attesa, finché un tuo contatto non ti sblocca e ti dà il benvenuto.

Clubhouse funziona per stanze, che a me ha ricordato un po’ l’evoluzione dei gruppi Facebook. Room tematiche in cui vengono sviscerati i vari argomenti. In ogni room c’è un moderatore (o più di uno), che è colui che ha creato quella stanza. C’è poi un palco con gli speaker, a cui il moderatore ha dato il diritto di parola e che sono forniti di un microfono, acceso e spento in autonomia. Sotto la platea di ascoltatori, che possono intervenire alzando la mano e attendendo il momento in cui il moderatore li farà salire sul palco.

Clubhouse ha introdotto anche una nuova netiquette e un nuovo gergo, al pari degli altri suoi colleghi social. I followers rimangono anche qui, ma svolgono un ruolo diverso. Questo è il social dell’interattività e se si vuole rimanere aggiornati su quello che fanno le persone o le si vuole coinvolgere nelle varie room, è necessario allo stesso tempo seguire ed essere seguiti. Coinvolgere qualcuno si dice “pingare“. Esempio: sono in una room molto interessante e so che anche Monica sarebbe interessata a partecipare: la “pingo“, che banalmente vuol dire che l’avverto dell’esistenza di quella pagina, tramite sms o tramite notifica su Clubhouse. Così se sono già sul palco e sono d’accordo con quello che ha detto lo speaker del momento, apro e spengo velocemente il microfono come per applaudire. Insomma, un linguaggio nuovo e ancora da costruire.

Per ora l’algoritmo di Clubhouse sembra funzionare bene. Ed effettivamente nella mia schermata appaiono solo argomenti pertinenti con il mio settore. Nel mio caso, marketing, cibo e turismo. Vero che al momento sono entrati su Clubhouse quasi solo persone interessante al mondo della comunicazione e quindi risulta molto settoriale.

Cosa penso di Clubhouse

Bando alle ciance e ai tecnicismi su Clubhouse. Passiamo alla “ciccia”.

Clubhouse nasce in America a marzo dello scorso anno. Siamo agli inizi della pandemia mondiale. Siamo chiusi tutti nelle nostre case e abbiamo imparato il significato della parola smartworking. Qui in Italia arriva quasi un anno dopo, a metà gennaio. E arriva dopo un periodo complesso, in cui, i dati lo confermano, è salito a picco il numero delle persone che conversano con Siri o Alexa, in un turbinio di solitudine da lockdown e coprifuoco.

Credo sia questo il punto cruciale per capire appieno Clubhouse. Il bisogno umano di interconnessione. Il bisogno di comunicare, in pigiama e senza troppi fronzoli o filtri bellezza in grado di farci apparire più belli. Clubhouse è semplice e diretto. Ed è democratico. Chiunque può avere una platea dalla quale farsi ascoltare, si accorciano le distanze, anche con quei big che credevamo irraggiungibili. Si è nudi di fronte agli altri, perché la voce è lo strumento più vero, diretto e sincero che abbiamo.

Sono molti i pareri su Clubhouse. C’è chi ad esempio lo trova ridondante e a tratti inutile. Io amo i podcast e lavoro in radio. E con Clubhouse è stato amore a prima vista. Anzi, a primo ascolto. In questi giorni si parla tanto di quelli che saranno i risvolti di questo social. Ci si chiede come verrà monetizzato il tutto, come e se entreranno i brand e quale sarà il ruolo degli influencer.

Dal mio punto di vista c’è un rimescolamento delle carte già in atto. Intanto, Clubhouse rappresenta la rivincita della generazione X e dei millennials, troppo vecchi per Tik Tok e a volte anche per Instagram. La rivincita di due generazioni messe troppo spesso al bando da un tipo di comunicazione eccessivamente edonistica e visiva e che qui possono invece mostrare la sostanza della loro preparazione e della voglia di fare rete. Perché questa è uno delle caratteristiche di Clubhouse: la possibilità di entrare in contatto con persone della propria bolla lavorativa. Una sorta di LinkedIn evoluto. Se andate a vedere quella che è la lista dei miei follower, ad esempio, vi renderete conto che sono pochi i miei contatti personali e che la maggior parte delle persone che mi seguono sono legate alla mia professione.

In questi giorni stanno entrando in Clubhouse tanti personaggi famosi. C’è Morgan, che con il suo fare dispettoso e irriverente, ha aperto una room infinita che va avanti ormai da una settimana. C’è Fiorello, c’è Biagio Antonacci, Michelle Hunziker e influencer varie famose che di altri social hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Entreranno dentro tutti? Su big e personaggi famosi non ho alcun dubbio: molti lo utilizzeranno come momento di incontro con i fan. Sugli influencer nutro alcuni dubbi. Perché? Perché su Clubhouse nulla è costruito, tutto avviene in diretta e non c’è spazio per errori o cadute di stile. Solo i migliori ce la faranno, per dirla bruscamente.

Clubhouse è un potente aggregatore di contenuti. Il luogo ideale dove fare networking, ricevere formazione ed ispirazioni. Dove fare personal branding. E dove la reputazione di ciascuno è una chiave di volta e di svolta. Insomma, un’arma a doppio taglio. Ci si può far conoscere per quello che si è e per quello che si sa, ma anche per quello che non si è e per quello che non si sa.

Oltreoceano è già una realtà quasi consolidata e se i moderatori sono diventati i nuovi content creator, credo che saranno tanti i cambiamenti che porterà anche qui in Italia sul lato social. Qualcuno ha detto che Clubhouse sta alla radio come i blog stanno ai giornali. Chissà!

C’è da chiedersi se durerà, se Mark Zuckerberg farà qualche mossa per inglobare Clubhouse o se svilupperà all’interno del suo universo mediatico nuove applicazioni simili, se diventerà una sorta di mercato cittadino fatto di chiacchiericci fastidiosi e assordanti. Il bello del nuovo sta proprio in questo: nella possibilità che è data ad ognuno di plasmare gli strumenti nel modo migliore (o peggiore) possibile.

Un solo consiglio: disattivate le notifiche. Il rischio che trascorriate le ore della vostra giornata nell’ascolto di qualsiasi cosa è altamente probabile.

E voi? Vi siete già iscritti a Clubhouse? Pensieri e riflessioni possono partire anche da qui. Dalla carta digitale e dalla parole. Perché, in fondo, è i social sono i canali, il linguaggio è lo strumento che abbiamo per comunicare e per esprimerci.

Giulia

Scrivo da quando ne ho memoria. Mi piace raccontare la vita. Lo faccio qui nel mio blog e anche altrove. Quando non sono alle prese con la parola scritta, parlo in radio e mi occupo di cibo in tv. E anche lì c'è molto di me. Nel tempo libero? Ballo, curo le mie piante e cucino una quantità indescrivibile di piatti.

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