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Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta.

Il tempo mi sta fuggendo di mano. Quest’anno mi sta fuggendo di mano. Lo so, ho scritto un post per dare il benvenuto a settembre che mi ha raffigurato come una sorta di wonder woman in preda al delirio di onnipotenza e intenta a fare liste su liste. Ci ho provato, lo ammetto. Ma poi, la realtà è quasi sempre diversa e mi sono trovata a rincorrere impegni, con quelle mie famose liste ancora da depennare. E Dio solo sa quanto io odi non depennare le voci dalle liste. Mi dà i nervi. Mi scompone l’anima e mi spettina la tranquillità.

Che ci volete fare? Sono una donna che spesso procrastina gli impegni e ancora più spesso si pone obiettivi talmente alti e impossibili da essere irraggiungibili. Forse il mio mantra per questa nuova stagione deve essere davvero questo: quello di dare il massimo senza pretendere il mondo. Rischio di accontentarmi, state dicendo? A parer mio, rischio semplicemente di non farmi prendere da un esaurimento nervoso.

Questo mese di settembre è stato caratterizzato nell’ordine da un’agenda fitta di appuntamenti, di appunti presi anche sullo scontrino del supermercato e di una marea pressoché infinita di pensieri aggrovigliati intorno a loro stessi. Il lavoro ha avuto la meglio. Così come le infinite congetture su come portare avanti questo nostro spazio digitale e continuare a raccontare, tra le sue pagine, la nostra personale visione sul mondo.

C’è un dettaglio, però che ci tormenta da quando abbiamo iniziato questa avventura e che oggi voglio condividere qui, perché in qualche modo ne è scaturita una riflessione al di là del suo oggetto stesso. L’ho scritto qualche riga fa: noi, Monica ed io, in questo blog mettiamo nero su bianco tutte le sfumature di cui è composta la nostra vita. Quello che ci piace. Quello che non ci piace. I nostri pensieri su argomenti a volte scomodi e spesso impopolari. Abbiamo cercato di impostare così le cose quasi da subito, da quando abbiamo capito che quello di cui avevamo bisogno era uno spazio davvero nostro, non un qualcosa simile ad un magazine online o ad un contenitore di idee. O meglio, il contenitore di idee c’è ed è ben presente, ma è il nostro e porta sempre la nostra impronta.

Sono una blogger e non una instagrammer

Sono una blogger“, lo dico sempre quando mi si chiede che lavoro faccio. Il che magari può sembrare anche riduttivo, vista la poliedricità della mia vita professionale. Ma il cuore delle mie giornate è proprio questo: raccontare ciò che mi si staglia davanti agli occhi. E qui nasce la sottile differenza tra il raccontare, il raccontarsi e il mettersi totalmente a nudo. “Sono una blogger e non una instagrammer“: questa è la seconda cosa che dico sempre.

Perché lo sto scrivendo qui? Cosa ha a che fare questo con la mia voglia di riflettere? In questi anni, anche grazie a chi come te mi sta leggendo in questo momento, il nostro blog è cresciuto. Ha visto pagine e pagine riempirsi. Siamo entrate nelle case di molti di voi che magari si sono ritrovati in un pensiero o che hanno ritrovato qualcosa di utile o di interessante. Ed è strano, visto che in molti affermano con sicurezza che il blog è morto, che le persone non hanno né tempo né voglia di fermarsi a leggere. Che la vita è talmente veloce da non poter perdere neppure un minuto della giornata in cose che richiedono attenzione e lentezza. Noi abbiamo sempre creduto il contrario. E questa lunga e stremante pandemia ce lo ha dimostrato, in quel momento in cui siamo riusciti a fermarci davvero e a capire che le nostre vite andavano troppo di fretta.

Il nostro blog è cresciuto e il nostro profilo Instagram no. Voi direte… Echissenefrega! Beh, lo diciamo anche noi. O meglio, lo diciamo adesso, in questo momento storico. Per tanto tempo mi sono crucciata sul fatto che il nostro blog avesse bisogno dei social per andare avanti. Che ormai tutto passava dalle immagini belle e patinate, dalle dirette e dalle storie. Mi sono crucciata sul fatto che forse non avessimo nulla di interessante da dire e da condividere. Che le persone, passando sul nostro profilo Instagram, ci trovassero noiose e banali. Poi, è arrivato quel Echissenefrega! Perché? Perché è proprio da questo punto che è arrivata la mia, la nostra riflessione.

Instagram in questi ultimi anni è cambiato tanto. Siamo passati dal postare le foto delle nostre vacanze al raccontare ogni minuto della nostra vita, infarcendola di tanto in tanto di dettagli belli e scintillanti. Io Instagram lo uso, eh. Non voglio assolutamente affermare il contrario. A volte mi fa compagnia, a volte soddisfa la mia curiosità, altre volte il mio bisogno di gossip e pettegolezzi. Lo uso anche per lavoro. Anzi, la maggior parte del mio utilizzo è per lavoro. Se non sei su Instagram allora non esisti: è più o meno questa la logica.

Qual è il limite su Instagram?

Ma come esserci su Instagram? In che modo si può costruire la propria identità digitale? Questo noi ce lo siamo chieste più volte, tormentate dall’idea di dover condividere più pezzi di noi stesse e in bilico tra un “non lo voglio fare” e un “non mi interessa“.

Nei miei discorsi con Monica, spesso mi sono trovata a pensare che effettivamente non avessi nulla di interessante da raccontare. Passo tra le dieci e le dodici ore al giorno lavorando, davanti ad un computer, in giro per appuntamenti, di fronte alla telecamera o ad un microfono. Il resto del tempo è composto dal preparare la cena e contemporaneamente dal chiamare madre, suocera e zie varie o fissare incontri con interlocutori ignari del fatto che, mentre parlo con loro, sto girando il ragù o affettando cipolle. Invidio tutte coloro che la mattina riescono ad essere sveglie e a fare una storia mentre si dedicano al make – up prima di uscire, io che sono sempre in ritardo e ancora non ho imparato a truccarmi, nonostante il mio lavoro mi richieda di essere quotidianamente presentabile e a prova di luci.

Cosa ci può essere di interessante nel vedermi impegnata a tirar fuori il bucato dalla lavatrice, a vedermi mentre riesco a trovare un ritaglio di tempo per fare quell’aperitivo segnato in agenda mesi prima o quando impazzisco perché qualcosa non va nel mio sito? Sono io la prima che non ci vedo niente di interessante: forse è così e forse no, questo è l’eterno dilemma.

Sia chiaro, non sono contro chi condivide la propria vita su Instagram attimo dopo attimo. E credo anche che il modo per crescere su questo social e aumentare la visibilità del proprio progetto sia anche mettere a nudo la quotidianità, nei gesti più semplici e banali. Perché le persone, io in primis, hanno bisogno di avere una finestra aperta sulla vita degli altri. Come se fosse un Grande Fratello che soddisfa la necessità di essere spettatori delle storie di persone lontane da noi. Cosa che può anche rivelarsi un tesoro: quante volte abbiamo fatto amicizia o conosciuto persone splendide su Instagram? Sono facce della stessa medaglia, certo. Ma a volte mi rendo conto di non volerne godere solo a metà, come diceva quel famoso spot pubblicitario.

Ecco, l’ho ammesso a voce alta: non voglio condividere ogni aspetto della mia vita su Instagram, a costo di apparire vuota e priva di contenuti, noiosa o ripetitiva. Non voglio e non ne sono in grado. Ed è strano detto da una che qui invece ha aperto il suo cuore un milione di volte. Vi ho raccontato come mi sono sentita dopo il lockdown e anche qual è il rapporto con il mio corpo dopo la mia storia di anoressia. Ma c’è un limite. E questo limite è dettato dal mio privato. Dalla mia vita. Una vita che è già molto esposta mediaticamente, senza che io le dia un rincaro eccessivo.

Fino a che punto siamo disposti a mettere in piazza tutto per avere visibilità? Fino a dove si spingono i limiti? Come si può trovare un compromesso tra pubblico e privato? Sono queste le domande che mi sono posta, anzi che ci siamo poste. E la conclusione è stata che noi non siamo instagrammer, per l’appunto. Noi siamo blogger. È su questo punto che vogliamo ribattere. Ed è per questo che sul nostro account Instagram troverete sempre il cuore del nostro progetto, il nostro blog, il nostro Le Plume. È questo che vogliamo condividere con voi, non la nostra vita incasinata, imperfetta e personalissima. Perché ci siamo rese conto di voler essere su Instagram, ma in modo diverso. In un modo che sentiamo far parte della nostra persona, senza snaturarci per andare incontro al mercato. È una scelta impopolare? Forse, sicuramente. Ma è la nostra scelta. Certo, troverete sempre e comunque qualche momento di quotidianità, i miei pipponi polemici, le buffonate del nanetto di Monica o la sua passione per i drama coreani o le piante, ma saranno tutti entro quel limite non scritto che ci siamo poste.

In fondo abbiamo questo spazio, colorato di pastelli e con lunghe pagine bianche ancora da scrivere. E ci sembra già tanto. Sopratutto perché sappiamo che dall’altra parte c’è chi ha la pazienza e la voglia di leggerli. E di questo non vi ringrazieremo mai abbastanza.

Detto questo, però, sapete che sono una donna curiosa e vorrei sapere cosa voi ne pensate su questo tema, sospeso tra il bisogno di esserci e quello di mantenere intima una parte della vita. Io sono qui, per ascoltarvi e fare questa riflessione insieme a voi.

Qui trovate il nostro profilo di Instagram: sentitevi liberi di seguirci, di non farlo, di continuare questo discorso lì, anche di bloccarci se è questo che vi va: è questo per noi l’importante, che la vita vera non sia troppo diversa da quella digitale, anche nei rapporti sui social.

Giulia

Scrivo da quando ne ho memoria. Mi piace raccontare la vita. Lo faccio qui nel mio blog e anche altrove. Quando non sono alle prese con la parola scritta, parlo in radio e mi occupo di cibo in tv. E anche lì c'è molto di me. Nel tempo libero? Ballo, curo le mie piante e cucino una quantità indescrivibile di piatti.

2 Comments
  1. È una riflessione che condivido in pieno. Alla fine bisogna solo capire quale sia la nostra meta. Arrivo dai tempi in cui si parlava sui forum e si sceglieva un nickname, che non voleva dire nascondersi dietro l’anonimato ma lasciare che avessero peso le parole, per descrivere chi interveniva. Ora è tutto molto mostrato, sembra di conoscere tutto di tuttə. Per poi scoprire che spesso è solo una copertina glam che nasconde realtà molto meno appetibili. Ovviamente non tuttə. Cerco di usare i social nel rispetto delle mie attitudini, senza forzature. Soprattutto scegliendo e prediligendo le relazioni umane ai like.

    1. Esattamente. Io mi rendo conto che per lavoro diventa fondamentale su certi aspetti. Ma so anche che non ho voglia di mettermi a nudo completamente solo per avere qualche like in più. Instagram e i social sanno essere un luogo magnifico per tante cose, ma diventano un’arma a doppio taglio, se non usati nel modo giusto per noi!

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