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Tel Aviv è davvero nuova e vecchia come la terra. É una città che ha cent’anni di storia e duemila dietro di sé. Forse anche per questo ha tanta paura di invecchiare.

É difficile racchiudere un viaggio in Israele in poche parole. Soprattutto per chi ha messo mille e più aspettative in una destinazione in grado di riempire la testa di idee e il cuore di ricordi. Abbiamo pensato di provare a narrare il nostro viaggio in Terra Santa, dividendo tutto per aree tematiche. C’è stato il racconto su Gerusalemme, città che merita uno spazio tutto suo, nonostante limitativo e davvero poco esaustivo. E adesso proverò a mettere nero su bianco quello che invece è stato il resto di Israele per me. Ma anche questo risulterà un racconto monco e privo di tutta quella bellezza, racchiusa in poche migliaia di chilometri quadrati. Ecco, quello che ho capito da questo viaggio è che Israele merita molto più di qualche giorno di viaggio. Perché in una settimana è difficile attraversare e, soprattutto, capire una terra complicata e troppo piena di storia, tradizioni e vicissitudini per essere vissuta nell’intramezzo di una vacanza. Ci proverò. Proverò ad immortalare quello che i miei ricordi di viaggio mi suggeriscono, in un itinerario incompleto, che aspetta solo una nuova futura occasione per essere ricostruito e ampliato.

Tel Aviv, il benvenuto in Israele

Tel Aviv - grattacieli - Le Plume

Ci sono città in Israele che possono essere visitate, senza problema alcuno, in uno o due giorni. Tel Aviv no. Tel Aviv va vissuta. Ammetto che, quando abbiamo messo su il percorso di viaggio, questa città è stata un po’ snobbata. Più che altro per una scelta di priorità. In una settimana non si può far tutto e Tel Aviv è stata sacrificata. Io ero conscia del fatto che avrebbe meritato giorni e giorni per essere scoperta e, dopo averla visitata per due giorni scarsi, la mia consapevolezza è aumentata in modo considerevole.

Tel Aviv, che in ebraico vuol dire collina di primavera, è una città particolare. É una sorta di Miami del Medio Oriente. Un miscuglio di architettura e di vite che si incrociano. É una città strana. Priva magari di quei tratti di storia intensa che la circondano, ma piena zeppa di cultura, arte e contraddizioni. É un modo singolare di essere accolti in Israele.

Israele - areoporto Tel Aviv Le Plume

Intanto, quello che ho notato è che quasi coesistono due città in questa metropoli dal forte sapore occidentale. C’è Giaffa, la sua anima millenaria e arabeggiante, che guarda da lontano i grattacieli e poi c’è tutto il resto.

Israele - Lungomare notte - Le Plume

Giaffa è stata il nostro meraviglioso biglietto da visita. Quello che, quando atterri in un posto nuovo, ti dà la sensazione di essere capitato nel luogo giusto. Ecco, abbiamo capito che da questo viaggio saremmo tornate rapite e stordite.

Siamo arrivate a Tel Aviv durante lo shabbat e quello che ci si è presentato di fronte agli occhi la sera è stata una vera e propria festa, con Giaffa quasi risvegliata dal torpore dell’inattività e desiderosa di vivere. Giaffa ricorda quelle piccole città arabe. Col suq, coi colori accesi e il profumo delle spezie che inonda le strade. Un chiacchiericcio pieno e confusionario. E un miscuglio di etnie e di credi religiosi, che ci ha spinto a farci mille domande.

Giaffa è bella da impazzire. Un piccolo luogo intricato senza tempo, dove perdersi e innamorarsi ad ogni angolo. Con il senno di poi avrei voluto trascorrerci molto più tempo. Per scoprire i mille negozietti di artigianato, dove avrei comprato di tutto. Per abbuffarmi di hummus nei tanti ristoranti all’aperto. Per fare una passeggiata notturna sul lungomare, tra le reti dei pescatori e le barche ormeggiate al porto.

Tel Aviv, però, come ho detto, non è solo Giaffa. E al di là delle viuzze strette e delle case in pietra, c’è un mondo diverso. Quello della Tel Aviv nuova, con meno storia antica alla spalle, ma proiettata in un futuro caleidoscopico e post moderno.

Tel Aviv palazzi vecchi - Israele - Le Plume

É qui che nasce la mia voglia di tornare in Israele. Ed è tutto collegato a questa città, che, a passarci distrattamente e a prenderla come tappa di arrivo e partenza, ci si perde tutto il meglio. Tel Aviv ha tutto un universo da scoprire. A partire dalla sua singolare architettura. Tel Aviv è famosa per i suoi palazzi in stile Bauhaus, portato qui negli anni ’30 dagli architetti ebrei in fuga dalla Germania nazista. Uno stile che le ha fatto guadagnare il nome di città bianca e che, effettivamente, ne caratterizza l’anima, al quanto frammentata dai grattacieli moderni e dalle catapecchie che invadono la città. Questa è una delle cose che mi ha colpito di Tel Aviv. Accanto al moderno c’è spesso il vecchio e il trasandato. Ed è una contrapposizione così forte e assurda da non poter essere dimenticata.

Vero è che Tel Aviv è uno stupore continuo. L’atmosfera cambia ad ogni angolo di strada ed è difficile racchiuderne davvero l’anima. Soprattutto per un viaggiatore sprovveduto e privo di un amicizia locale. Si perché la vera Tel Aviv non è raccontata nelle guide ufficiali e non è pronta ad accogliere vacanzieri di passaggio.

Io, purtroppo, sono riuscita a godermela quasi solo nelle ore notturne. Alla ricerca di ciò che la caratterizza e la contraddistingue. Sono riuscita anche a visitare il famoso Carmel Market, ma mi riservo un’altra capatina futura per poterne apprezzare la bellezza, al di là dei topi che lo invadono durante le pulizie serali, che, ammetto, non sono stati uno spettacolo piacevole.

La fortuna, però, è stata conoscere qualcuno che a Tel Aviv ci abita e che ci ha aperto le porte alla versione non ufficiale della città. Ci siamo infatti trovate di fronte ad un portone, al di là del quale c’era un mondo diverso nascosto. Quello della vita notturna di questa metropoli che pare non dorma mai. Ve ne parlerò più a fondo nel post dedicato alla cultura enogastronomica di Israele. Per ora sappiate che quelli come Romano sono i luoghi che vale la pena visitare qui.

Tra le cose che ho amato di Tel Aviv, c’è senza dubbio Neve Tzedek, ovvero il quartiere bohémien francese. Mi rendo conto che è uno dei pochi angoli che ho visitato, ma posso affermare con certezza di essermene innamorata. Sembra davvero di stare in una costola di Parigi. Tra artisti e piccola boutique alla moda. Si respira un’aria particolare e, probabilmente, se dovessi mai stare per più tempo a Tel Aviv, è proprio qui che vorrei avere casa.

A pochi metri dal quartiere francese, eccolo il mare e la sua atmosfera da spiaggia americana. Le torrette, i surfisti con le tavole sotto braccio, le persone che prendono il sole. E che sole. Sì, sono stata fortunata. Di solito dicembre è un mese parecchio piovoso. Io mi sono goduta la spiaggia con solo la maglietta addosso. Ed è stato un momento da immortale e portami dietro, prima di riprendere, con un bel po’ di tristezza, l’aereo per tornare a casa.

Masada, meravigliosa e terribile

Se andate in Israele, non perdete Masada. Il rischio è quello di lasciarsi sfuggire una vera e propria meraviglia dell’uomo e della natura. Masada è un’antica fortezza che custodisce una storia complicata e ampiamente vissuta. Fu tra il 37 e il 31 a.C. la sede del palazzo di Erode il Grande. E divenne poi il luogo del massacro di un gruppo di ebrei, che, pur di non diventare schiavi di Roma, decisero di mettere in atto un suicidio di massa. La leggenda narra che, quando i Romani espugnarono Masada, quello che si ritrovarono davanti furono tutta una serie di corpi senza più vita. Beh, qualcuno sopravvisse, perché non ebbe il coraggio di compiere un gesto tanto estremo e quella storia venne raccontata e tramandata lungo i secoli.

Masada - Israele 1 _ Le Plume

Negli anni, Masada fu romana fino a tutta l’epoca bizantina e venne in seguito abitata da monaci cristiani che vi costruirono anche una basilica.

Poi ci fu l’invasione araba e il luogo venne piano piano abbandonato. Fino alla sua riscoperta, iniziata circa un secolo e mezzo fa, che ne fece un simbolo della causa sionista. Ecco perché oggi tutte le reclute dell’esercito israeliano vengono portate qui per il giuramento di fedeltà, che si svolge proprio al grido di “Mai più Masada cadrà”.

Quel che lascia a bocca aperta di questo luogo è la magnificenza del tutto. Un posto in mezzo al niente, nella depressione del Mar Morto. Tutto intorno il deserto e la Giordania che si affaccia nitida nelle giornate più limpide.

Per arrivarci, vista l’altitudine, ci sono due modi: o a piedi, lungo un trekking di qualche ora, che di solito parte durante le ore prima dell’alba, o con la più comoda funivia. Il modo più semplice per visitarla è ovviamente un tour organizzato. Io ho scelto quello di Abraham Tours, uno dei più famosi, che ha un costa di circa 70/80 euro e comprende anche il parco naturalistico di Ein Gedi e il Mar Morto. Il tour non è munito di guida: avrete a disposizione solo il trasporto (da Tel Aviv o da Gerusalemme) e degli opuscoli cartacei: i biglietti di ingresso alle varie attrazioni sono venduti a parte. In ogni caso, io vi consiglio i tour dell’Abraham: ce ne sono davvero di tutti i tipi e per tutte le necessita… Anche per quelle culinarie.

Noi (e qui spunta il nostro essere italiane) ci siamo unite a scrocco ad un gruppo guidato di guatemaltechi, che ci hanno accolto con affetto e ci hanno permesso di scoprire il sito archeologico nel migliore dei modi.

Guardando Masada, dall’alto o dal basso non importa, ciò che rimane impresso, oltre alla storia tragica della comunità ebraica dei Sicarii, è la capacità dell’uomo di andare oltre alle sue possibilità. La fortezza è stata costruita in modo così attento e minuzioso, che sembra impossibile che quassù ci fosse ogni tipo di agio. C’erano anche le terme romane. E se ci si sofferma sul fatto di essere in mezzo al deserto, a 400 metri di altitudine rispetto al Mar Morto, beh allora non si può far altro che stare a bocca aperta ad ammirare un’opera tanto bella, quanto surreale.

Quel che è certo è che Masada è davvero uno dei luoghi più suggestivi, non solo di Israele, ma di tutti quelli che ho visto nella mia vita. Ed è tenuto molto bene, nonostante gli anni, le guerre e le occupazioni.

Ein gedi, un’oasi nel deserto

A pochi passi da Masada c’è la riserva naturale di Ein Gedi. Sarò sincera, non mi ero informata molto su questo luogo. Ci sono letteralmente capitata per caso. E solo perché era compreso nel tour di Masada. Donna fortunata, io. Sì, perché non ero mai stata in un posto del genere. Una vera e propria oasi nel cuore del deserto.

Ein gedi- Le Plume

Ein Jedi è un vero e proprio parco naturalistico, tra i più conosciuti nel Paese. In realtà, nasce come un kibbutz, una di quelle cooperative agricole e comunità basate sulla proprietà comune, per intenderci. Ora è un luogo magnifico, frequentato dai tanti turisti che vogliono andare alla scoperta di qualcosa di unico in questo territorio che, di per sé, appare cosi arido e privo di vita. Ora il kibbutz si è trasformato in un hotel

Qui, infatti, crescono piante che non si trovano da nessun altra parte di Israele, e ci vivono parecchi animali. Moltissimi animali. E anche questa cosa no, non la sapevo.

I percorsi all’interno del parco sono obbligati. Il parco è, infatti, molto grande e sono stati istituti dei percorsi ben delineati. Noi abbiamo percorso quello che porta alle cascate di David. Una camminata di circa un’oretta abbastanza semplice da fare, anche per chi come me è negata nelle passeggiate in montagna. Certo, ho visto persone affrontarla in infradito: ecco, non lo fate. Vi ritroverete a camminare su terreni spesso scivolosi e un paio di buone scarpe da trekking vi aiuteranno di certo.

Ho accennato agli animali. All’ingresso del parco vi consegneranno una cartina con tutte le spiegazioni di ciò che troverete all’interno. E, oltre ai percorsi, oltre alle specie botaniche, c’è anche la lista degli animali che vivono ad Ein Gedi. Indisturbati, eh. Questo è il loro regno. É stato in quel momento che ho pensato ma chi me l’ha fatto fare! Nella lista erano comprese specie come serpenti e ghepardi. Robette così, insomma. Fortunatamente per la maggior parte si tratta di animali notturni, e questa è anche la spiegazione, credo, del fatto che è vietato l’ingresso al parco oltre una certa ora.

Mi sono però imbattuta in questi “simpatici” animaletti. Di primo acchito li ho guardati con una tenerezza infinita. Ma, ad un secondo sguardo, o meglio, quando ho notato quale fosse il loro sguardo nei miei confronti, ho smesso di voler cercare una qualsiasi confidenza. Mi sono informata in seguito: sono una specie chiamata rock hyrax, ovvero procavia della roccia. Degli enormi roditori per dirla meglio. Hanno i denti e smuovono le pietre. Quindi attenti.

In generale, però, non preoccupatevi. Basterà seguire le regole. E dentro Ein Gedi ce ne sono molte. Rispettatele. In fondo, questa non è casa vostra.

Mar Morto

Terza tappa del tour di Abraham, il Mar Morto. Il famoso Mar Morto. Anche qui aspettative molto basse. Forse per il fatto che, essendo sarda, la parola mare non ha una forte attrattiva su di me. Il Mar Morto però è un lago e, soprattutto, a causa del cambiamento climatico, potrebbe sparire nel giro di poche decine di anni.

É un posto parecchio strano. É talmente immenso da sembrare davvero un mare, ma è pericoloso, parecchio. Infatti, la balneazione non è permessa in tutti i suoi punti, ma sono stati adibiti delle sorta di stabilimenti, in cui è possibile fare il bagno e rilassarsi con i suoi famosi fanghi.

Anche qui ci sono tante regole da rispettare. Non bere l’acqua. Non toccarsi occhi e bocca. Non tuffarsi a caso (vi sarà spiegato anche come immergervi). Semplici regole che, però, vi salveranno.

Nel Mar Morto si galleggia e questa è la cosa che mi ha spinto a visitarlo. E la sensazione è davvero particolare. Da provare almeno una volta nella vita. Puzza? Sì, moltissimo. Di un odore che vi porterete dietro per molte ore, nonostante la doccia. Però i fanghi se li spalmano tutti addosso ed è vero che lasciano la pelle morbidissima.

Ovviamente qui è tutto molto turistico. Compreso l’immancabile cammello, messo a disposizione per le foto. La cosa incredibile è che, prima di entrare nello stabilimento vero e proprio, vi faranno fermare, in modo non proprio gentile, per farvi ascoltare le parole dei commessi pronti ad illustrarvi i benefici delle creme e dei fanghi del Mar Morto. E vi avverto, sono talmente portentosi, quei prodotti, che forse vi verrà davvero voglia di farne scorta per casa.

Mar morto - Israele 7- Le Plume

Nazareth, la città araba di Israele

Nel nostro itinerario di viaggio abbiamo voluto inserire anche Nazareth. Era troppa la voglia di vedere il più possibile. E troppo poco il tempo. Con il senno di poi vi direi di no, di non andare a Nazareth. Non perché non ne valga la pena, ma solo ed esclusivamente per questioni pratiche. Nazareth si trova a nord di Israele e credo sia più intelligente visitarla se si pianifica un soggiorno da quelle parti. Ad esempio se intendete girare intorno alla zona di Haifa e del Lago di Tiberiade. Noi ci abbiamo messo un’eternità ad arrivarci da Gerusalemme. Ecco, se avete la macchina il discorso cambia.

Ad ogni modo si tratta di una piccola città di appena 75 mila abitanti. Non aspettatevi però il villaggio in cui è cresciuto Gesù bambino. Non ha niente a che vedere con i vostri racconti immaginari. É la più grande città araba di Israele e si vede. Qui, infatti, vi sembrerà di non essere quasi più a contatto con la comunità ebraica, perché la maggior parte della popolazione professa la fede musulmana o quella cristiana nelle sue derivazioni. E questo è anche il motivo per cui durante lo Shabbat troverete tutte la attività aperte. Prima di partire avevo anche letto di alcune tensioni che ogni tanto capitano tra le varie confessioni, ma, come per tutto il resto del viaggio, ho vissuto un’atmosfera davvero tranquilla.

Si racconta che a Nazareth l’Arcangelo Gabriele sia apparso alla Madonna. Ed è qui infatti che sorge la Basilica dell’Annunciazione. Niente a che vedere con le chiese di Gerusalemme. Sia per anno di realizzazione, sia per i flussi di pellegrinaggio. Non aspettatevi niente di che, insomma. Ciò che di bello ha da offrire questo luogo sono i resti antichi che sono stati inglobati nella chiesa moderna. C’è la grotta, il luogo in cui secondo la tradizione, avvenne l’annunciazione. E all’esterno ci sono alcuni scavi risalenti all’epoca di Cristo molto belli da vedere e ben conservati. Visto che però ci troviamo in una terra parecchio controversa, questa non è l’unica Basilica dell’Annunciazione presente in città: anche gli ortodossi ne hanno una. Insomma, non me vogliano i credenti, però per certi versi Nazareth mi è sembrata come un aggroviglio di quei bar e caffè che riportano fuori il cartello Hemingway è stato qui. Sostituite il nome dello scrittore con quello dell’uomo più famoso al mondo, e il gioco è fatto.

Se Nazareth non assomiglia per niente ai racconti della Bibbia, ecco accontentati anche quelli meno capaci di volare con la fantasia. Il villaggio di Nazareth esiste per davvero ed è una ricostruzione, molto veritiera, di quello che si poteva trovare all’epoca. Ammettiamo di esserci capitate per passare il tempo, però alla fine si è rivelato un luogo carino, che può davvero riportarvi indietro nel tempo. Si tratta di un tour guidato, che costa circa 13 euro e dura più o meno un’ora, un’ora e mezzo. È adatto anche ai bambini, vista la presenza di molti animali e dei personaggi vestiti in abiti storici, e ci sono guide in ogni lingua, anche in italiano. Il consiglio, però, è quello di prenotare attraverso il sito. Unico accorgimento: si trova nella parte alta di Nazareth, quindi ci sarà da camminare un bel po’ e in salita. Occhio in estate.

Quello che mi ha colpito piacevolmente della città è che ci sono resti archeologici pressoché ovunque. E, alcuni, li troverete per caso. Come, ad esempio, gli antichi bagni romani. Sono stati scoperti per caso da una coppia israelo – belga, impegnata nella ristrutturazione del loro negozio di artigianato e gioielli, situato nella piazza principale di Nazareth, Mary’s Well Square. Un luogo magnifico, che non ci si aspetta. Per visitarlo, bisogna accedere al negozio. La moglie vi accoglierà, mentre il marito vi farà da guida, lungo un racconto di circa mezz’ora. Vi avverto che vi sembrerà tutto molto più dilatato nel tempo, perché Elias Shama, così si chiama lui, non è particolarmente dotato nell’arte dell’orazione. Correrete il rischio di addormentarvi durante il racconto, ma attenti perché potrebbe farvi qualche domanda. La visita però vale davvero la pena di essere fatta. Il tour prevede anche un momento di ristoro, con caffè arabo e dei deliziosi datteri ripieni di noci. Il costo è di circa 30 euro fino a quattro persone e tutte le indicazioni le trovate anche sul loro sito web.

Strada che giri, scavo che trovi. Questo è un discorso che vale per tutta Israele, ma credo che a Nazareth questo discorso valga ancora di più, in quanto spesso i punti archeologici non sono segnati. Come queste grotte, che ancora oggi non ho capito cosa fossero e non ricordo neppure dove si trovassero. Ci siamo entrate per caso e, anche stavolta, la fortuna ci ha assistito.

La casualità è stata una costante del nostro soggiorno in Galilea. Il consiglio, qui a Nazareth, è quello di perdersi nelle strade intricate della città vecchia. Nulla di più vero. Perché la città vecchia è magnifica e sì, vi perderete. Attraverso il suq, così deserto al calar della sera, e così trafficato durante il giorno, con i venditori, gentili e chiacchieroni, che fermano i passanti. Attraverso la moschea, in cui vi inviteranno ad entrare… L’unica moschea che ho visitato in cui non è necessario togliersi le scarpe. Vi perderete attraverso le viuzze in pietra che salgono verso la collina. Attraverso i muri che sembrano toccarsi e porte diroccate che nascondono chissà quali segreti. Vi ritroverete improvvisamente di fronte alla vista di un cimitero musulmano, per poi girare l’angolo e trovarvi davanti a graffiti che cercano una pace tanto difficile da raggiungere.

Ah, Nazareth è anche il paradiso della cucina contemporanea e di sperimentazione di Israele. Ma di questo avrò modo di parlarvi in seguito. Per il momento sappiate che le premesse sono molto golose.

Tips di viaggio

  • I mezzi pubblici funzionano molto bene, ma se volete usare il taxi a Tel Aviv, scaricate l’applicazione Gett – The Best Black Cabs. Funziona come Uber ed è praticissima.
  • Per arrivare a Tel Aviv ci sono molti mezzi. Autobus, taxi. Insomma, c’è l’imbarazzo nella scelta… Tranne durante lo Shabbat: in quel caso affidatevi al taxi.
  • Nel parco di Ein Gedi c’è un bar che vende panini e altro cibo a prezzi onesti. Quindi se non avete acquistato il necessario prima della partenza, potrete comprare tutto qui. L’acqua invece è gratis: c’è una fontana in cui è possibile riempire le bottiglie.
  • Gli stabilimenti sul Mar Morto sono dotati di tutti i comfort, doccia compresa: fatela!
  • Arrivare a Nazareth con i mezzi pubblici non è cosa semplice. Non affidatevi all’ufficio informazioni, ma utilizzate Google Maps: è super efficiente. Ne ho già fatto accenno sul post “Cose da sapere prima di un viaggio in Israele”. In ogni caso evitate se partite da Gerusalemme. Per un giorno non ne vale la pena. Molto meglio se vi spostate da Tel Aviv
Dormire in Israele
  • Tel Aviv: Sweet Alley Studio Best Location. La prima sera in Israele l’abbiamo trascorsa a Giaffa, in un monolocale soppalcato in pieno centro. Comodo e pulito. Solo il bagno aveva delle dimensioni meno che umane.
  • Tel Aviv: Inn TLV. Tradotto NON PRENOTATE MAI IN QUESTO HOTEL. Le immagini che trovate nei siti di prenotazione non sono veritiere e l’hotel è una sorta di catapecchia nella zona peggiore di Tel Aviv.
  • Nazareth: Hassan Guesthouse. Camera molto carina in appartamento indipendente, proprio nel centro della città nuova. Consigliato!
Giulia

Scrivo da quando ne ho memoria. Mi piace raccontare la vita. Lo faccio qui nel mio blog e anche altrove. Quando non sono alle prese con la parola scritta, parlo in radio e mi occupo di cibo in tv. E anche lì c'è molto di me. Nel tempo libero? Ballo, curo le mie piante e cucino una quantità indescrivibile di piatti.

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